In una delle tante giornate dedicate all’esplorazione decidemmo di andare alla “ricerca di buchi” nei tacchi dell’Ogliastra.

Durante la classica perlustrazione, mi ritrovai in una piccola radura e venni attratto da una forza misteriosa verso una parete di roccia, dove trovai alla base un buco soffiante del diametro di circa 1 metro (Eureka!).

Il foro era coperto da alcuni rami come fanno spesso i pastori per proteggere il bestiame. Dal foro si vedeva il fondo a una profondità di 5 mt circa e una volta tolto qualche masso pericolante ci calammo all’interno. Ci ritrovammo in un’ambiente abbastanza largo, poco concrezionato, ma si sentiva fortemente il flusso dell’aria che usciva.Iniziammo a cercare l’aria e sulla destra trovammo la fonte, ma il passaggio per poter proseguire era troppo stretto.Il pavimento su cui posavano i nostri piedi era composto da un ammasso di rocce medio-grandi facilmente rimovibili quindi iniziammo a dislocarle in una zona sicura. Poco dopo trovammo delle ossa che avevano un aspetto familiare, e infatti si rivelarono ossa umane, il corpo era intero e giaceva tumulato sotto quelle pietre da chissà quanto tempo. Distogliemmo gli occhi dallo scavo e vicino al cumulo di pietre appena abbozzato, scorgemmo un bossolo di pistola, a questo punto uscimmo e avvisammo l’autorità competente. Una volta fatte le formalità di rito e prelevati i resti riprendemmo la nostra ricerca dell’aria. Esattamente sotto il letto di morte dello sfortunato amico John trovammo l’accesso alla grotta, una strettoia alta abbastanza da infilarci il casco che termina su un vuoto di circa un metro e mezzo. Ai piedi avevo una discenderia di fango molto sporca e ricca di pietre che cadevano in basso, verso il vuoto, la pila riusciva a illuminare il bordo della discenderia e i miei spostamenti facevano cadere pietre che creavano un forte tonfo una volta giunte sul fondo. Iniziai ad armare attrezzando un bel pendolo che ci spostasse dalla verticale di scarica delle pietre, e mi calai lungo la verticale stretto tra due pareti larghe poco più di cinquanta centimetri, la discesa sembrava non terminare mai. Arrivai a un terrazzino con qualche metro di corda in avanzo, alla mia sinistra avevo un vuoto di qualche decina di metri mentre alla mia destra potevo camminare “tranquillamente”. Lasciai la corda penzolare alle mie spalle e iniziai a camminare lungo la diaclasi, saltai oltre il pozzo ed ecco davanti a me una sala, ampia, con delle grosse stalattiti che pendevano dal soffitto e altre crollate sul pavimento. Diedi il via libera agli altri e iniziai a esplorare tutta la zona, ogni passo era il primo e man mano che la grotta svelava i suoi segreti io mi sentivo sempre più rapito dall’ambiente intorno a me. Una volta arrivati tutti giù iniziammo a rilevare la grotta, le ore passarono come i minuti ma completammo il lavoro e lo portammo fuori, alla luce del sole.

Un sacco di amici contribuirono all’esplorazione della “Brecca”, ad ogni uscita portavamo a casa un pezzo in più fino a ottenere il rilievo che vedete qua sotto. 

Un Doveroso Ringraziamento a chi ha creduto, continua a credere e sostiene la ricerca e la divulgazione.

Ad ogni zona della grotta è stato assegnato un nome di fantasia, ogni riferimenti a persone esistenti o fatti realmente accaduti non è affatto casuale. 

MM